sabato, settembre 23, 2006

Ubuntu ungamntu ngabanye abantu

Tranquilli, non sono diventato pazzo: questa frase, Ubuntu ungamntu ngabanye abantu, è un proverbio della lingua africana Xhosa, il cui significato è "Siamo ciò che siamo grazie agli altri". Ora vi spiego.
(qui la pagina web che mi ha ispirato).

Mark Shuttleworth, che come sapete è il fondatore di Ubuntu, potrebbe venire coinvolto nella creazione di una "Open Energy Technology", una tecnologia energetica "aperta" in grado di avere un grande impatto nella riduzione dell'inquinamento e dell'effetto serra, nella stessa maniera in cui il software Open Source sta cambiando il volto dell'informatica e di internet.

L'idea è semplice: sviluppare tecnologie energetiche, come ad esempio un carburante e un sistema di combustione, o una centrale eolica, e renderle disponibili a tutti, permettendo così di ridurre il costo per adottare queste tecnologie "pulite".
Persone come Bill Clinton, Al Gore, Richard Branson (il proprietario del gigante Virgin), e lo stesso Mark Shuttleworth potrebbero essere i promotori di una piattaforma per permettere tutto questo. Se pensiamo a SourceForge.net, abbiamo già un esempio concreto e funzionante dell'efficacia di un modello collaborativo di questo tipo. Un piccolo ma eccellente esempio è questo, ma sono sicuro che già ne esistono molti altri. Il loro unico limite è la "forza d'impatto", mancando di grandi personaggi o finanziatori.

Riporto una frase della pagina web da cui sto prendendo libero spunto: "only through real sharing will we make any real progress": Solo attraverso una vera condivisione faremo del vero progresso. E non sto parlando di comunismo. Sto parlando di Open Source.
In fondo, siamo ciò che siamo, grazie agli altri.

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Concordo: l'Open Source dovrebbe essere esteso alla politica, all'energia, alla tecnologia... ne ricaveremmo tutti grandi benefici.

Anonimo ha detto...

Posso aver capito male, ma secondo me l'articolo salta un passo fondamentale:
bisogna incentivare i produttori di energia attuali a liberare i loro brevetti industriali, altrimenti il processo non puo' partire perché alla base c'è una redistribuzione della ricchezza; si tratta di un problema politico.

Prendendo esempio dall'open source, i produttori attuali potrebbero fare come ha fatto IBM:
noi liberiamo il brevetto solo per quelli che lo usano in software GPL.
E' successo con il brevetto sulla tecnica di locking "RCU" che è da anni nel kernel Linux.
Ci guadagnano tutti, anche IBM che si ritrova un kernel migliore a costo 0 e nessuno che può farle concorrenza sleale.

Parallelamente si potrebbe fare il discorso analogo: io $GRANDE_PRODUTTORE cedo i miei brevetti sui pannelli solari solo a chi costruirà impianti nei paesi in via di sviluppo. Il produttore eviterebbe la concorrenza diretta ma differenza di IBM non avrebbe un VERO incentivo, ed è questo il grosso problema.

Simone Brunozzi ha detto...

Lorenzo, hai capito benissimo: nel mio intervento non potevo scrivere tutto, e ho preferito quindi concentrarmi sul concetto "Ubuntu ungamntu ngabanye abantu".
Quello che dici di IBM è verissimo. :-)

Anonimo ha detto...

Speriamo che Mark porti a casa un altro successo...
Persone come lui possono realmente cambiare il mondo
Profonda ammirazione!!!
purtroppo come in tutte le cose il dio denaro potrebbe metterci troppo il becco e rovinare tutto...come sempre...

Simone Brunozzi ha detto...

O il Dio Denaro, o la Dea Politica, caro Emanuele.
Chissà, forse tra 20 anni guarderemo indietro e diremo: è tutto iniziato da Ubuntu, e oggi il mondo è migliore. Io spero che sarà così. Troppo ottimista??? :-)